lunedì 14 settembre 2009

Noia è gioia


Finito, stop, bastappiù, fatta, end, finì, bonu cchiù...
Già. Sono ancora a brodo (non è un errore....sono proprio a brodo), ma il grosso è fatto. Abbiamo finito di sparare e di conseguenza niente più idrofono in acqua e niente più turni di notte. E che minchia (minchia ho scritto minchia, minchia!) ci facciamo ancor qua? OBS.... Prima i cominciare si smollano in acqua: arrivi sul punto tiri su l'obs, poi oltre il bordo della nave e poi splof finisce in acqua. Una volta che ha finito li devi recuperare: arrivi sul posto, con un "interruttore acustico" ci dici che si può arricampare e lui sale. Solo che deve salire da duemila e rotti metri e ci sta un bel pò. Quindi siamo qui a fare un paio di miglia poi fermi per una mezz'ora abbondante, poi un altro paio di miglia e poi fermi daccapo, ecc. 64 OBS da recuperare. Che noia. Vabbene!! Si fanno ancora turni di osservazione ma l'atmosfera è decisamente distesa. Il tempo, per non sbagliare continua a fare schifo. Io cerco di recuperare un normale ritmo sonno veglia ma non c'è santo che tiene: continuo a vagare di notte come un cretino. Ne approfitto per fare lavatrici. Poi questa cazzo (cazzo ho scritto cazzo, cazzo) di onda lunga oceanica e perenne non aiuta: sei sempre a rischio rotolamento dalla cuccetta.
Per il resto impacchetto idrofoni, cavi, interfacce di acquisizione e minchiatelle varie. E, così per fare qualche cosa, prima analisi dei dati ottenuti in questa strepitosa crociera. Fatico un pò a tenere il conto dei contatti acustici che questa volta sono stati ben otto, no dieci...no, cento volte di più degli avvistamenti fatti durante le attività sparerecce: 0. Entusiasmante è una parola che non rende il concetto.
Ma va bene. La direzione è quella giusta: casa. Per quest'anno basta crociere sismiche, basta airguns, basta cibo ammaricano, basta langseth, basta...
E per il momento,
Calvaturo vi saluta.

sabato 5 settembre 2009

Induvina induvinello

Va trattato con cura e delicatezza anche se alle volte può essere sbattuto qui e lì con un a certa violenza.

Non è detto che più lungo è e meglio è. Alle volte è vero il contrario. L'importante è che sia robusto abbastanza (poi dipende dal lavoro che ci devi fare).

Il mondo è pieno di polpettari che ti dicono "il mio è così e colà...funziona benissimo...fa cose straordinarie...". E poi non funziona manco a morire.

È amico della vaselina.

Lavora in ambiente più che umido e, alle volte, ostile.

Prima di sbatterlo dentro guardatelo, controllatelo, pensa bene a quello che fai, proteggilo più che puoi.

Quando lo sbatti dentro, più affondo va e meglio è.

Puoi metterlo dentro da solo, ma è meglio se ti fai aiutare. L'ultima volta che l'ho messo dentro io eravamo in quattro.

Va calato, di solito, dalle poppe giù giù, verso l'abisso. Anche se alla fantasia non c'è limite.

Se si strappa qualcosa quando è pucciato dentro è davvero un miracolo se lo riesci a tirare fuori.

Quando tutto funziona a dovere è davvero un piacere usarlo.

Quando non funziona bene è fonte di grande frustrazione (e poi vallo a capire dov'è il problema...).

Averne sempre uno di riserva sarebbe il sogno di chiunque.

Quando è troppo duro maneggiarlo può essere un problema. Specialmente se lo devi mettere via.

Non per dire, ma quelli del CIBRA sono tra i migliori del mondo.

...

domenica 30 agosto 2009

Inverno di fine estate


Salute a voi.
Non mi dilungo in spiegazioni riguardo la cartina che trovate all'inizio di questo post. Giusto una parola: merda.
Come i più lesti di voi avranno intuito sono di nuovo a bordo del Langseth. Questa volta il viaggio è cominciato da Astoria. Anzi, per essere precisi è cominciato, come sempre, da casa mia. Dal momento in cui chiudo la porta lanciando un ultimo sguardo al salone. E poi aeroporto di Catania, Fiumicino, Atlanta (sosta forzata ad Atlanta causa maltempo e perdita di coincidenza oltre che di bagaglio). Poi ancora Portland (con benedetto ritrovamento del bagaglio che ha fatto un viaggio tutto suo) e, con una gita in macchina attraverso strepitosi boschi, Astoria. Astoria è la cittadina dove hanno girato il film "I Gunnies", o come accidenti si scrive. Si trova in Oregon, costa nordoccidentale degli Stati Uniti. Il posto è carino e freddino. Dopo appena un giorno ho realizzato che la mia estate era finita. Poi la partenza per questa nuova crociera. L'ultima della stagione. E scrivere "l'ultima" mi da una grande gioia.
Questa volta la crociera non prevede l'uso di streamer sismici. Solo OBS. Partenza il 22 dal porto di Astoria, Pier 1, nella foce del Columbia River. Poi si comincia a smollare a mare gli OBS. E finalmente si inizia a sparacchiare con gli airguns.
Eccoci alla carta meteo (nostra posizione approssimata: 48°N 130°W...poco più di cento miglia fuori dalle coste canadesi). Eccoci al mare di schifo che ci ha beccato qualche giorno fa e che è costato lacrime, sangue, imprecazioni, umore dal grigio al nero spinto, e i miei vari "non ne posso più". e qualcos'altro.
Per fortuna adesso la situazione è decisamente migliorata e, anche se mentre scrivo dal main lab posso gustarmi una bella e fitta nebbia notturna attraverso uno dei monitor che ci sono qui, oggi è stata proprio una bella giornata. Si è visto, pensa un pò, il cielo azzurro.
La mia vita a bordo è più o meno la solita, scandita da turni diurni sulla tower e turni notturni (turni notturni....potrebbe essere il titolo di....una canzone....una poesia....un gioco da tavolo....) nel mainlab.
Dicevo che la mia estate è finita. L'altro giorno, durante un turno al big eye (il binocolone che si usa per fare avvistamento), mentre tremavo un poco per il freddo, a un certo punto mi sono detto: ....cazzo ma è agosto cazzo! Perdonate il turpiloquio.... ma più passa il tempo e più il freddo lo sopporto poco. E poi pensavo queste cose indossando: calzettoni, pantaloni pesanti, magliettona a maniche lunghe, pile, felpa, cerata, sciarpa, guanti e cappello di lana (certo...avevo anche le scarpe e le mutande). Porcaccia della porcaccia. Ammetto una certa stanchezza accumulata e un bel pò di voglia di Sicilia e di casa. E vabbene, così è.
C'è di buono che: è l'ultima crociera dell'anno; è relativamente breve; i giorni di spari (e di conseguenza i giorni di pamlavoro) sono ancor meno; la cucina è decisamente migliore che la scorsa crociera; sono solo in cabina (anche se i miei compagniucci di stanza mi mancano un poco e non ci sono oblò nella cabina che è diventata la mia tana); la banda dei marine mammals observers è quasi la solita e la compagnia è piacevole. E poi, ancora una volta grazie a questo lavoro, mi ritrovo in posto sconosciuti, a guardare cose nuove, animali mai visti prima. A perdere tempo facendo considerazioni sull'inclinazione della luna a seconda della latitudine alla quale mi trovo.
E adesso basta che devo tornare a concentrarmi un poco sui miei bei monitor.
Alla prossima. E bentornati a bordo (bleah!).

domenica 2 agosto 2009

Turi



Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu visti veniri 'i matina di lu mari
navi chi purtavanu gintazzi furasteri
Quannu i visti fari e strafari cu putiri
Quannu s'addunò che erano i so duminaturi

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu si stufò di chiangiri 'nto cavaleri
pì putiri aviri un postu unni travagghiari
Quannu ntisi i figghi 'n pezz'i pani addumannari
Quannu supra na navi iddu fu prontu p'emigrari

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu ancora oggi cu i guverni e cu li liggi
si viri arrubbari la so aria e lu so mari
Quanno come a li funci spuntaru centu cimineri
e cu tuttu chissu iddu nun potti travagghiari

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti
Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi nun parrò e si fa sempre i cazzi so.

Da "La terra e la memoria"
I Canterini di Ortigia

giovedì 23 luglio 2009

Molave


Non è che so forti gli ammaricani. È che mi diverte il carteggio, star lì a decidere che fare con le carte meteo in mano, tracciando rotte ipotetiche e immaginando scenari sulle carte nautiche. Quando poi gli ammaricani decidono che tutto sommato si può tornare a sud che tanto ce la facciamo, non sono forti per niente.
Molave. Eccola lì (ritratta nella foto dal satellite qualche ora prima che ci assuntumasse) la tempesta tropicale che ci ha colti ormai qualche giorno fa. L'inferno. Per due giorni abbiamo navigato e sparato in un tempo veramente pessimo. "Navigo" ormai da qualche annetto e di mare ne ho visto di tutti i tipi. Come quello che abbiamo beccato, davvero raramente; forse mai. Di sicuro non mi era mai capitato di lavorare sul ponte. Vento a 40 nodi e più e onde di 6 e più metri. Un incubo che è costato a tutti parecchio (in termini di ore di sonno, di malesseri vari ai quali per fortuna io sono sfuggito, di tensione, e via così). A me pissonalmente di pissona mi è costato pure un idrofono. Che però è poi stato ripescato. Ma la storia della pesca miracolosa ve la racconto di presenza.
Mentre scrivo voliamo a dieci nodi con la prua verso Taiwan. Anche questa crociera sta per finire.
Vi saluto qui, anticipando però il prossimo post che scriverò....più che altro a mio uso. Per ricordarmi dove sto tornando. Per ricordarmi di casa mia. E delle tante cose da fare che ci sono, a parte quelle "personali". Delle guerre da combattere. Ancora e ancora.
Un abbraccio a chi ha letto e a chi non lo ha fatto.
Ci vediamo da queste parti tra non molto.
Prossima destinazione Nord America, Pacific side...

giovedì 16 luglio 2009

Ofangù


Alto e forte s'alza (....voglio la pasta con la s'alza! voglio la pasta con la s'alza!!!) il grido dei poveri dissidenti in quel di mgl.
La democrazia è morta. Il comitato no-extension si è sciolto tra le lacrime degli attivisti. Tanti sforzi vanificati dal padrone oppressone e reazionario. Altro che riti propiziatori! Cinque giorni di extension. Ecco come è andata. E a festeggiare la notizia è arrivata una fantastica depressione tropicale che ci ha tenuto in pugno per un paio di giorni. Di dormire non se ne è parlato. Futili i tentativi di mantenere la roba sopra i tavoli e, alle volte, dentro gli armadietti. Per fortuna ne siamo usciti indenni. O quasi. Certo per due giorni tutti a piangere in cinese. ....Ah ah! Non c'è niente da ridere! Infatti stiamo per sbattere il muso su un bel ciclone che si sta formando al largo delle filippine e che, amorevolmente, ci viene incontro (ho visto il grafico dell'altezza massima prevista per le onde: ...otto metri....); motivo per cui domani mattina verso le sei si dovrebbe recuperare tutta l'attrezzatura per fuggire alla velocità della luce verso nord. "Fùiri è vergogna ma è salvamento di vita", dice il saggio.
Delle mille e più miglia che dovremmo ancora percorrere sparacchiando botti vedremo che se ne farà.
Intanto incrocio le dita e spero che si riesca a beccarla giusto di striscio 'sta tempesta. Mortacci de li mortacci.
Alla prossima.

Introduzione all'apdeit:
Quel che sta sopra lo avevo finito di scrivere verso le otto di sera di ieri.
Apdeit:
Alle cinque e mezza del mattino entra nel main lab il SO (...sience officer, anche "tech in charge"... il prossimo post sarà un glossario con tutti 'sti acronimi che odio e che, ovviamente, qui sono il pane quotidiano) tutto trafelato e serio. Porta con sè un bel pò di fogli di carta stampati e si capisce subito che sono aggiornamenti sulla situazione meteo. Aria tesa.
Si mette ad armeggiare al tavolo luminoso che sta dietro le mie spalle (è un grande tavolo su cui sta la carta nautica della zona e dove si fa il carteggio quotidiano). Arriva il PI (...principal investigator...vedi post che ancora non c'è). Teso anche lui. Si deve decidere che fare. Compassi, squadrette, tracciamenti di depressioni tropicali, previsioni di rotte.
Aria tesa.
Facce assorte. Noi siamo qui, la tempesta è lì, ma se andiamo qui.... Arriva il comandante con la sua tazza di caffè. Ancora due parole sulla situazione. Si propongono nuove rotte. Adesso tocca al PI. Responsabilità. Pressione.
Alla fine si decide. Viriamo verso nord e spariamo seguendo questa rotta.
Il SO si gira verso di me, secco: we'll keep shooting.

Lo ammetto, un pò mii piacciono queste minchiate...

giovedì 9 luglio 2009

Carbonari marinari

Ssituazione in movimento nel mgl.
Fonti ufficiali, ma che preferiscono restare anonime, ci comunicano che si rafforza il comitato carbonaro sotterraneo "no-extension".
Sotto l'oppressione della dittatura morbida che ormai da anni affligge il lontano e mobile staterello, si muove qualcosa.
La nostra fonte ci informa che due tra i più importanti burocrati della nomenklatura attualmente al potere, con il disprezzo per le regole della democrazia che è ormai a tutti noto, hanno avanzato richieste di extension. Qualcuno ha sussurrato persino nove giorni.
Nel frattempo un movimento sotterraneo di donne (...mah) e uomini dal coraggio supremo e dalla volontà di ferro si opera incessantemente per fronteggiare l'emergenza incombente e tentare azioni di dissuasione o addirittura di totale impedimento di eventuali ritardi nel rientro.
Il comitato "no-extension", gruppo che per ovvi motivi non può venire allo scoperto, continua a raccogliere simpatizzanti e attivi partecipanti. La nostra fonte ci informa di riti propiziatori che si svolgono giornalmente sul punto più alto del mgl: danze immobili e canti silenti perchè le divinità possano assisterli in questi momenti di trepidazione e attesa.
Pare che riti wodoo si stiano compiendo in varie parti del globo per scongiurare il pericolo.
Ai dissidenti va tutta la nostra ammirazione e la nostra vicinanza in questi momenti difficili.
nonchè l'augurio di un felice e lesto ritorno a casa.
A breve gli ultimi aggiornamenti.

mercoledì 1 luglio 2009

Lastime alimentari


Non fate quelle facce, vabbene? È così, è così. Questa crociera mi devo lastimiare. Fatemi lastimiare.
Oggi la lastima è alimentare. Del resto assai facile. Il cuoco e il suo strepitoso assistente non sono gli stessi della scorsa crociera. Si vede. Brave persone, per carità (anche se sospetto, non so perchè, di stargli un poco sulle palline...). Però proprio...
Allora, ecco cosa ho mangiato oggi (poi magari, visto che posterò con un poco di ritardo, ci aggiungo le ultime delizie offerte dal traghetto dei pirati): un quarto di una specie di hot dog con una salsicciaccia unta identificata come german sausage (e questo è stato il mio pranzo)....
Un momento...vi illustro i miei ritmi alimentari. Cominciamo da....dal pranzo. Benissimo; il pranzo lo salto a piè pari (salvo avanzi che trovo a mensa appena uscito dalla cabina...vedi hot dog) perchè comincia alle undici e mezza e finisce a mezzogiorno e mezza. Io mi sveglio circa a quell'ora e quindi niente pranzo. Poi c'è la cena, dalle cinque alle sei del pomeriggio. In quell'ora io sono di turno sulla tower, aspetto che arrivi Diana dalla mensa e vado a mangiare io. Un pò perchè sono veloce di mio, un pò perchè devo tornare su, di solito impiego dai dieci ai quindici minuti per la cena (tragitto da e per la tower incluso). Poi c'è la colazione, dalle sette e mezza (credo...non lo so) alle otto e mezza (credo...non lo so). Ma io me ne vado a dormire verso le sei e mezza. E poi la salciccia alle sette di mattina mi butta un poco pesantuccia.
Rieccoci ai miei pasti di oggi. German sausage....volata in mare per la felicità della ittiofauna taiwanese. Aspetto con impazienza la cena. Arrivo e mi si afflosciano le pal...pebre. Scarto delle cozze mefitiche, evito il gambero surgelato verdastro, che resta...che è quella...pasta....proviamo. E poi? Manzo sanguinolento. Proviamo. La pasta era una pappa scotta condita con panna, funghetti, pomodori secchi (ti immagini i pomodori secchi che hanno qua), cipolla, aglio, e altra roba non identificata. Due forchettate, di più non ce la faccio. Passo al manzo ma sono già nauseato. Ne ingollo due bocconi e caccio il tutto nel cestino dell'organico. Mi alzo sconsolato e gli occhi mi brillano alla vista di una mela. Che per la verità era buona. Ma sono già tornato sulla torre e di mangiare non se ne parla più. E questa è stata la mia giornata alimentare. No, ci sono anche due fette di pane bianco tostato con burro e marmellata di arance amare (qualcuno deve avere comprato per sbaglio una decina di vasetti di questa marmellata...benedizioni su di lui... qui non piace praticamente a nessuno e invece non è male per niente). Ma passiamo a qualche considerazione di carattere generale. Gli ammaricani, si sa, di cibo non capiscono proprio niente. Il cuoco non aiuta. Nella scorsa crociera sono stato salvato da ricchi piatti di riso basmati in bianco. Il riso mi piace. E questa volta? Quando riso in bianco c'è è una pappaccia informe tutta appiccicaticcia. Ma porca miseria! Eppure non è difficile! Poi tutto è precotto, surgelato o liofilizzato.... Ogni giorno c'è qualche torta o qualche dolce. Chi mi conosce sa che buon rapporto ho con i dolci. Niente, manco per niente. Non ce la faccio.
Il pollo coll'ananas e il mango. Lo spezzatino con il checiap e i peperoni. Ho provato l'insalata (colta dal campo non meno di venti giorni fa...del resto siamo a mare). Senza pane mi fa un poco veleno, mi dico, ma ci provo lo stesso. E poi? Come la condisco? Con le decine di salsine che ci stanno sui tavoli? No, ecco qui l'olio e l'aceto. Bè, l'aceto non è male. Olio? Si...minerale. Una lacrima scorre sul viso pensando al mezzo cafiso di buon olio extravergine che giace in cucina da me.
E poi è tutto sempre vagamente dolciastro. Anche il pane. Le prime crociere mi facevo grassi panini col pane bianco e quel che trovavo nel frigo. Non ce la faccio più. Il formaggio giallognolo di plastica. Il prosciutto che a chiamarlo prosciutto ci vuole una botta di fantasia di quelle spinte.
Aaaaaaaaaaaaaaa! Ho fame!
Mi nutro a succhi di frutta, pane tostato (che la tostatura leva quel sapore dolciastro) con burro e sale e/o marmellata o schitto, mele, uva (era buona era....mi sa che è finita), noccioline americane, latte e caffè (caffè...caffè...diciamo)....e memoria di cibo vero. Attaccatemi una flebo che almeno mi levo il pesiero!
Allora mi dico, minchia, ma sei proprio un italiano medio che si lamenta del cibo se non è quello fatto dalla sua mamma!! Non è vero! A parte il fatto che la mia di mamma non è mai stata una fanatica della cucina (diciamo così), io qui rimpiango il cibo taiwanese (che per inciso, superato il primo impatto visivo, non è niente male)!
Vabbene, basta. Fine della lastima alimentare. Tra un poco vado a letto e mi impegnerò a sognare del semplice...pane.
Altolà! Se devo sognare allora...tanto vale...
ravioli fatti in casa e ragù...

...Apdeit (come si dice qui): oggi ero sulla torre alle cinque e mezza aspettando che venisse su qualcuno per potere andare a cena. Pregavo per qualcosa di decente. Ecco che vedo Diana trotterellare su tutta contenta. Arriva su e mi dice "you'll be happy. There's italian food today". E mi si ghiaccia il sangue nelle vene. Poi invece non è andata troppo male: pesce con una specie di guacamole, riso basmati in bianco e non scotto, e una specie di panino all'olio attipo fatto in casa. E la mia mela. Dai che poteva andare peggio! E poi forse migliorano i miei rapporti con i gestori della trattoria. Ma sulle evoluzioni dei rapporti personali attraverso gli anni vi dirò un'altra volta.
Buon appetito a tutti

lunedì 29 giugno 2009

21°N 119°E


Mi dicevo: dai, su, non lasciamo come ultimo post della crociera questa immagine grigiastra. Non appena arrivo a Catania e mi arrilasso un poco scrivo un ultimo post di saluto un pochino più allegro. Mi dicevo.
Buongiorno a tutti. O meglio buonanotte. Vi scrivo da un luogo che ultimamente sto frequentando con una certa assiduità: il main lab del Langseth. Già, sono tornato a bordo.
A metà giugno (dopo avere festeggiato magicamente il mio compleanno...) mi riarmo di zaino, computer, hd, ipod, "Il giovane Holden", "L'idiota", "Minisemantica", "I racconti dell'Ahlambra" e naturalmente "Marine Mammals and noise", e riparto alla volta di Taiwan. Senza una gran voglia, lo ammetto. Sono ormai due anni che vado e vengo qui e lì per il mondo per imbarcarmi sul traghetto dei pirati. Il lavoro, nonostante tutte le avventure e disavventure che capitano, sembra essere sempre più simile a se stesso. Questa volta lascio "qualcuno in più" a casa e la separazione, nonostante il mio cuore di legno da navigato marinaio, mi è pesata. Più di quanto avessi immaginato. E poi quest'anno le crociere sono molto vicine tra loro. Insomma, di umore un pò grigio parto alla volta di Taiwan. Meno male, come sempre, che c'è Pavia con i suoi pavesi. Un paio di giorni lì e poi via verso Amsterdam-Bangkok-Taipei (inizio ad avere una conoscenza di tutti i posti dove si può fumare negli aeroporti di mezzo mondo) e poi ancora Kaohsiung. Tutto uguale alla volta scorsa. Che sensazione strana. Che sensazione strana la familiarità con posti che si trovano dall'altro lato del mondo. Mi sparo, dunque, queste dodici (?) ore di volo fino a Taipei stretto tra due manzi...i miei vicini di posto. Interminabile volo! Quello a destra, povero, era anche vagamente simpatico; un ragazzone svedese che emanava un olezzo...che so...di aringa affumicata rancida di centoventi chili che suda...ecco, può calzare il paragone... Insomma arrivo a Taipei. qui (cioè lì...a Taipei) ormai so. Autobus fino alla stazione hsr e poi trenino ad alta velocità per Kaohsiung (un'ora e mezza per fare quattrocento chilometri. A Catania ci posso mettere un'ora e mezza per raggiungere la stazione dove aspettare un'oretta un treno che in quattro ore mi porta a Palermo...). Taxi (con note e serie difficoltà di comunicazione...anche se, devo dire, apprezzo sempre più i posti dove non si spiccica una parola di inglese) e arrivo in albergone. Una notte lì e poi, raggiunto dall'agente (...l'agente...questa figura mitica....ve ne parlerò) ed espletate tutte le formalità da dogana portuale eccomi a bordo. A Taiwan è la stagione dei tifoni. E delle blatte. Un caldo umido bestiale. Ma sono arrivato e ho un poco di lavoro da fare prima della partenza. E intanto ecco i soliti rincontri con gli altri "marinai". Rincontri che, specie per qualcuno, sono un piacere. Mi sono beccato anche un rimprovero da Robbie Gunn (uno dei gunner) che mi aveva detto che sarebbe venuto in Sicilia per un paio di giorni, prima della partenza. E infatti è venuto. Solo che quando mi ha chiamato ero in pizzo alla montagna e ho ascoltato il messaggio in segreteria solo qualche giorno dopo. Mi è dispiaciuto. Spero ci sarà occasione per rincontrarsi in un posto che non sia questa nave...Comunque...Iniziano ad arrivare anche gli altri mmos. Ecco lo squadrone: io (il pam..come sempre), Joe (il ragazzo che vive in Alaska...ma come si fa a vivere in Alaska??...ero stato a bordo con lui durante la crociera in Messico l'estate scorsa...bravo e simpatico ragazzo...è il "capo" degli mmos), Brad e, finalmente, John; il caro John che non vedevo da un bel pò e che ho rivisto con grande piacere. Tutti arrivati, dunque. E inizia l'attesa. Dovevamo partire il diciotto (mi pare). Solo che, causa tempesta tropicale imperiosa di nome LINFA, siamo costretti a ritardare la partenza di qualche giorno. E, vi prego, non chiedete per quale motivo si organizzano crociere di un mese in un posto dove c'è la stagione dei tifoni. Vi prego. Insomma si parte. Smollati gli ormeggi prendiamo il largo e caliamo in mare gli airguns e il pamidrofonino e si inizia a sparare. Uè! Uè! ....Bravi lettori attenti che date tante soddisfazioni; sento da qui un coro di voci sbigottite e incredule! Tutti a chiedersi che fine abbia fatto lo streamer sismico da sei chilometri! Tutti a chiederselo. Tranquilli, vi spiego subito: il fatto gli è che mancava un fondamentale pezzo del motore, così siamo dovuti tornare a Kaohsiung dopo una settimanella. Due cose prima di andare avanti. Prima cosa: durante questa settimanella, siccome i geofisici sono bambinoni che non possono resistere senza sparare, siamo stati un poco a zonzo a saparacchiare botti sopra obs (gli affari che stanno sul fondo...devo avere scritto di 'sti cosi da qualche parte...Mi sa che devo iniziare a fare un pò di ordine e dare un poco più di struttura al blog....). Seconda cosa: vi prego, non chiedete per quale motivo si vada in mezzo al mare nella stagione dei tifoni con un motore che necessita di un pezzo fondamentale. Vi prego. Comunque siamo rientrati sani e salvi. A parte un'epidemia di maldimare che fatto decine di vittime...tutti a vomitare a destra e a manca; o, a proposito dell'epidemia...qui, naturalmente, ci sono un mucchio di taiwanesi, tra scienziati e studenti. Appena sono arrivati a bordo e hanno cominciato a montare i loro pc nel main lab, vedo che attaccano ad un montante nel lab un mazzo di sacchettini di plastica...tipo quelli che ci sono nelle salumerie. Bò. Chissà che ci devono fare. Ecco cosa ci dovevano fare. Ci dovevano vomitare dentro. Ma dico io, vattene in cabina. No. stoici fino alla morte. Entravi nel lab e sembrava un ospedale da campo: gente accasciata a destra e sinistra, verdognola in faccia. Ma sul posto di lavoro, cazzo! Con il loro bravo sacchettino accanto (trasparente...che schifo!). Insomma, ancora un paio di giorni in porto e il ventotto giugno alle zeroseizerozero del mattino, con una puntualità davvero fuori del comune, si parte di nuovo. Questa volta davvero.
Me ne sto lì a fumarmi un paio di sigarette mentre, appena salito a bordo il pilota, guardo la passerella che viene tolta e posata al suo posticino. Sto a pensare a quanto sia strano, ogni volta, questo momento in cui perdi il contatto con la terra. Via le cime di ormeggio. Guardo le montarozze di roccia bianca taiwanesi ricoperte da fittissima vegetazione tropicale, soprattutto quella dove sta appollaiato il faro di Kaohsiung, e mi immagino tutti gli occhi che le hanno viste allontanarsi o avvicinarsi. Il pilota zompa agile sulla barchetta che lo raccatta e se ne torna a terra. Passiamo l'ingresso del porto. Siamo di nuovo in mare. Sono di nuovo in mare.
Lo dicevo, un poco questa crociera mi pesa. Penso alle persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene. Poi il tempo passa e mi faccio la mia prima notte di turno e alle sei del mattino, sfatto, entro nella mia cabina per andare a dormire. Sono solo perché gli altri sono al lavoro. Mi sistemo le mie cosine e mi arrampico nella mia cuccetta. Sporgo la testa fuori della tendina e dò ancora uno sguardo fuori, dall'oblò. Fuori ci sono solo onde e acqua che scorre verso destra. E orizzonte. La luce è quella del sole d'estate subito dopo l'alba. Sono a mare. Sto facendo il mio lavoro. Lo pago caro tutto questo. Lo pago caro. Poggio la testa sul cuscino. E, forse, sorrido.
Buona notte

sabato 18 aprile 2009

Elefanti a testa in giù


Appena ci ho fatto caso ho pensato, uao, quella è la testa di un elefante. Un elefante al contrario! E sorridendo ho scattato la foto. Poi ho pensato a Catania, all’Italia, a casa, mia. E il sorriso è precipitato oltre i duemila e passa metri che avevo sotto i piedi.
Mi è sempre capitato. Ogni volta che sono partito per questi viaggi naviganti da qualche parte nel mondo, c'è sempre stato un momento di rabbia o tristezza o rassegnazione, o tutte e tre insieme, per la situazione del mio paese, della mia città. Ma poi mi sono sempre detto che no, non era il caso di scrivere queste cose sul blog. In fondo voglio che sia una cosa divertente e leggera. Oggi cedo (rileggendo i vecchi post ho visto che uno sfogo mi era già scappato). Anche perché, se è vero che i pellegrinaggi servono per meglio comprendere se stessi, è vero anche che consentono di guardare con un pò più di lucidità e distacco il mondo che ti circonda. Quindi, coscienza da blogger salva, eccomi qui.
Una testa di elefante al contrario. Come mi sembra al contrario tutto in Italia e in Sicilia (e, alle volte, nel mondo intero). Tutto a testa sotto, tutto stravolto, tutto incredibile.
Vedo da qui un'Italia che vibra di indignazione per una vignetta.
?
In un paese governato da un plotone di nani e donnine (scoraggiante potenza dei modi di dire); dove si mangia mortadella in parlamento (luogo che dovrebbe essere più sacro di una chiesa); dove chi è condannato per concorso esterno in associazione mafiosa festeggia a cannoli (ero a bordo quando ho letto la notizia, ho pianto per la mia Sicilia); dove una regione annega nella spazzatura e scoppia il casino e non si dimette nessuno (ho sentito Bassolino dire che un comandante non abbandona una nave nella tempesta. Se un comandante fa rischiare l’integrità della nave e della vita dell’equipaggio, arriva uno lo acchiappa per l’orecchio lo sbatte in una cabina e ce lo chiude a chiave); dove il giornalismo è una forma di servizio del potente (grazie al cielo, a cercar bene, qualche giornalista c'è ancora. L’editoria in crisi? I giornali rischiano di chiudere? Sono un nostalgico e adoro la carta stampata, ma che chiudano. E che i miliardi che ogni anno ci vengono sfilati dalle tasche per sostenerli vengano usati per garantire a tutti l' accesso a internet); dove se lasci un buco di miliardi nel comune che hai gestito te ne vai al parlamento europeo; dove in parlamento (il sacro parlamento) siedono più di cento tra indagati e condannati (e un povero pensionato che ruba una confezione di carne al supermercato viene crocifisso); dove...potrei continuare per righe e righe. In un paese così ci si indigna per una vignetta?
Non c'è persona di buon senso con cui abbia parlato, da qualche tempo a questa parte, che non si torvi a dire che l'Italia è un paese pieno di problemi, che bisognerebbe fare questo, che bisognerebbe fare quest’altro. E’ vero. E di chi è la colpa? Nostra innanzitutto; nostra di noi italiani. Nostra di noi siciliani. Così pigri e dal senso civico così...assente. E poi? Poi mi guardo intorno e trovo le facce della nostra classe dirigente: parlamentari, ministri (ombra e non), burocrati, rettori, giudici, tutti. Sono facce che conosco. Perché sono la classe dirigente da almeno quindici anni. Le cose in Italia non vanno. C’è chi è al potere da almeno quindici anni. Io ho studiato tanto e per lavoro devo mettere insieme le cose e trarne le conclusioni. Ma alle volte non c'è bisogno di una laurea. Basta il buon senso. Che in questo paese all'incontrario è il non senso.
Vabbè, sono politici...e fai spallucce.
E la gente muore.
Sono morte trecento persone in Abruzzo. Un disastro. colpa del terremoto e della natura.
?
Dove sono i sindaci, i presidenti delle province e delle regioni, gli assessori, i tecnici, i magistrati? Questi signori, questi politici, hanno facce, nomi e cognomi. Non si è dimesso nessuno. E a Catania che succede? Questa città di cui praticamente nulla resterà quando arriverà un bel terremoto di quelli seri. Porto male? L’avete vista una cartina, una qualsiasi, di rischio sismico in Sicilia? Quante persone moriranno? E di chi sarà la colpa? Bianco, Scapagnini, Stancanelli, i loro assessori, la protezione civile, dove sono? Dove sono stati? Cosa hanno fatto? Cosa fanno? Leggo che, dopo esposti ed esposti, hanno chiuso una scuola pericolante a Librino: un assessore del comune è stupito.
?
Mi stupisco dello stupore. Questa gente non solo ci frega i soldi che guadagniamo lavorando; questa gente senza onore ci ruba la dignità. Questa gente ci ruba la vita. Se muoiono trecento persone in Abruzzo per un terremoto, la responsabilità è di qualcuno. Se la gente del Belice vive ancora in "campeggio", la responsabilità, è di qualcuno. Se a Melilli i bimbi semplicemente "non" nascono e quelli che nascono si ammalano di tumore, la responsabilità è di qualcuno. Il malgoverno di una nazione, di una regione, di una provincia, di un comune, non è semplicemente mettersi i soldi in tasca e piazzare gli amici. E’ uccidere la gente: distruggendo l'ambiente in cui vive, favorendo illegalità e criminalità, massacrando le città con colate di cemento, avvelenando l'aria, l’acqua, i fiumi, il mare. Costruendo senza criterio in zone dove il buonsenso di un contadino di trecento anni fa gli ha salvato la vita. Non rispettando e non facendo rispettare le leggi che ci sono in materia antisismica. Questo è uccidere la gente. Questo è premere il grilletto di una pistola e fare partire un proiettile che vagherà per anni. E cha a un certo punto colpirà. E se ad essere colpita sarà la mia compagna? E se sarà mio figlio?
Ho deciso di vivere in Sicilia, perchè è casa mia, c’è la mia famiglia, gran parte dei miei affetti. Perchè la Sicilia è un posto straordinario e magico. Perchè c'è così tanto da fare che "andare fuori per trovare lavoro" è un nonsenso intollerabile. E questo nonsenso, questo vedere tutto a testa ingiù, mi fa venire la nausea. No. Non vedo nessun motivo per cui debba vivere con la nausea.
Vivo questa mia vita pellegrinando (almeno per il momento) da un lato all'altro del mondo. E poi torno a casa.
Lo voglio dritto questo elefante. Per me. Per le persone che mi sono care. E per quelle che verranno.

Attenzione, memoria e amore.


mercoledì 15 aprile 2009

Tanti auguri mandarini


Tanti auguri a te.
Per la seconda volta eccomi a farti gli auguri dalle pagine di questo blog. E cioè dalla pancia della balena. E cioè da molto lontano.
Qui il compleanno lo fai oggi, mentre lì è ancora ieri pomeriggio e quindi lo farai domani (....eh eh....mi piace da morire questa cosa....causa certo di confusioni temporali non da poco; ma almeno qui ci ho l'alibi) e quindi questi auguri sono un pò in anticipo. ...In anticipo??? Non è da me, che notoriamente, se faccio quello bravo e attento, faccio gli auguri con quindici giorni di ritardo. So che apprezzerai. Come so che apprezzerai il fatto che il tuo è l'unico compleanno di cui ricordi la data (a riprova c'è l'assoluta impossibilità di ricevere comunicazioni tipo..guarda che oggi è il compleanno di..., comunicazioni di cui sono sempre grato a te, alla zia, alla cugina e a tutti quello che, ben conoscendomi, alzano la cornetta per avvertirmi delle imminenti scadenze auguristiche).
Mi spiace non essere lì neanche per questo tuo compleanno, anche se, certo, l'anno scorso in Costa Rica, quest' anno a Taiwan...come dire.....non suona proprio male. Magari l'anno prossimo facciamo che lo festeggiamo in qualche altrove tutti insieme!
E, come l'anno scorso, il mio pensiero passa per una fotografia.
Siamo a Taipei, nel tempio di ... nel tempio di.... minchia... cioè, non il tempio di minchia (mai blasfemie, mai!), ma minchia che me lo sono scordato! Che vuoi, il tempo passa pure per me! Ecco un pò di candeline. Ho provato a contarle; non che ci sia riuscito, ma credo che ti vada bene. E poi queste non le devi spegnere, anzi. Queste restano accese e si consumano e poi si cambiano e poi si consumano e via così, generando una fiamma che non si spegne mai. Il che, oltre a sollevarci da problemi di conteggio e dispnea, mi pare una bella cosa.
Io torno presto.
Ntel frattempo, un abbraccio forte e
tanti tanti auguri

domenica 12 aprile 2009

Pasqual post


Non è assolutamente blasfemia, credetemi. È che non appena ho realizzato, prima mi sono spisciato, poi gli ho fatto una foto che se la meritava tutta (mentre pensavo che se uno si mette una felpa del genere in Italia gli sparano e poi lo mettono al rogo) e poi mi sono detto...ma perchè non mettere la foto all'inizio di un pasqual post? Del resto...
...
Interno. Siamo in una specie di taverna. Capiamo subito che si tratta di una situazione che si svolge più o meno all'inizio del secolo scorso. Grande chiacchericcio, rumore di stoviglie che sbattono tra loro, qualche risata di avventore con vocione grosso, una ragazza pienotta e dalle guance rosse si muove tra i tavoli portando caraffe e scodelle.
C'è una tavolata di persone che discutono animatamente. Ce ne sono di tutte le età. In mezzo a loro c'è Gesù che si sbraccia anche lui. È presissimo dalla discussione ma con un volto disteso. Si trova in mezzo a tutti profeti che, come ogni centocinquant' anni, per pasquetta, si riuniscono per accapigliarsi su questioni teologiche. Bevono tutti vino e sono un chiaramente alticci. Solo il più giovane, Maometto, beve acqua pura e basta più. Ma fa più casino degli altri.

Esterno. Giorno, o quasi. La luce è quella dell'alba. Calda, ma con quel tanto di cristallino che ti da l'idea che le cose si stanno scrollando di dosso il freddo della notte.
Vediamo il Santo sepolcro, con la sua pietra quasi rotonda a chiuderlo, al centro del campo visivo, con un pò di spazio intorno. La più classica delle immagini. Il sepolcro è una specie di caverna in un paesaggio un pò roccioso, brullo ma con qualche cespuglio e un paio di alberelli. Sentiamo un rumore di pietra su pietra. Il pietrone che chiude il sepolcro si muove lentamente fino a lasciare libero l'ingresso. Prima un grande buio, poi si intravede una luce mistica crescere dall'interno.
Primo piano di Gesù avvolto dalla luce. Ha gli occhi chiusi e un mezzo sorriso. Schiude gli occhi. Sorride ancora. Ora ha gli occhi aperti. Per un attimo ci sembra che la sua espressione si congeli. Dettaglio degli occhi di Gesù che si guardano intorno con aria smarrita.

Interno. Sembra la stessa taverna di prima ma qualcosa è cambiato. L'ambiente è decisamente più silenzioso e in giro c'è pochissima gente. C'è un ventilatore a soffitto e un televisore acceso. La tavolata di profeti ospita gli stessi personaggi. Ma ora regna il silenzio, a parte qualche scambio sommesso di parole tra Ezechiele e Giobbe. Sembrano parlare di cose andate. Gesù è silenzioso come gli altri e guarda il suo boccale con la schiuma appiccicata alle pareti. Ha uno sguardo sconsolato. Accanto a lui c'è Maometto con una diet coke. Anche lui silenzioso. La giovane ragazza che serve ai tavoli con camicetta bianca abbondantemente sbottonata, minigonna nera e scarpe da tennis, aumenta il volume della tivvù da cui si diffonde una musichetta veloce e ritmata: sa di news. Immagini in rapida successione di guerre, bimbi neri che piangono, code in autostrada, spettacolari colpi di testa e relativi goal, ecc. Finisce la musichetta e si inizia a sentire parlare qualcuno, ma noi non lo vediamo perchè siamo concentrati sul volto di Gesù che, catturata la sua attenzione, fissa lo schermo. Continuiamo a sentire parlare dal televisore. Potremmo giurare essere la voce di Bruno Vespa. Noi guardiamo ancora Gesù, sguardo fisso sul televisore, e la cui bocca si va aprendo lentamente in un espressione di incredulo smarrimento.
E dopo avere attentamente seguito la metamorfosi nel volto di Gesù, "Hey honey!", dice Maometto all'avvenente cameriera smollandole una bella pacca sul sedere, "You know what we need...".
Maometto regge in mano il suo whiskey con un cubetto di ghiaccio che ogni tanto tintinna. Mette una mano sulla spalla di Gesù che, ancora con la bocca aperta, regge in mano la sua pinta fissando il giovane collega.
"Welcome back, brother."

Tanti auguri di Buona Pasqua a tutti voi

mercoledì 8 aprile 2009

Insospettabili magie Zen


E rieccomi qui.
Passati i primi dieci giorni (più o meno) e cuffie in testa nel mainlab ad ascoltare...il nulla. Non un avvistamento e non un contatto acustico. Manco uno piccolino. Niente. Solo spari di airguns e cinguettii di sonar. Bene così. C'è di strano che non ci sono neanche gabbiani da queste parti. Una suletta (sula suletta) ogni tanto. Certo abbiamo avuto centinaia di rondini, decine di garzette e decine di aironi. ?. ???. E che volete, qui siamo in cina. E allora? Bò. Ok.
Il primo che mi dice che ai tropici aaaaa che bello che è il tempo, che bello che sarebbe viverci, ci do una randellata sulla gengiva inferiore. Tempo grigio da fare schifo, vento ogni tanto no e ogni tanto si ma quando è si fa' trenta nodi (ce ne sono stati anche una quarantina...bello....ho avuto il maldimare pure io, dopo una notte a svegliarsi ogni dieci minuti per raccattare le cose che volavano dappertutto, a schivarle, a filare l'idrofono a poppa con le onde che anniavano la qualunque...ma ormai il peggio è passato, come disse qualche imbelle dalle scarse capacità previsionali nel realizzare che il mandato di Scapagnini era giunto al termine) e fa anche un pò freschino. Poi nel lab ci saranno cinque gradi che così ci manteniamo belli giovani. Come dire....tutto regolare, in queste sismiche peregrinazioni. Già, sismiche. Già. Perchè, sapete, Taiwan è in una zona ad elevatissimo rischio sismico, poveri loro, e visto che è una zona a rischio sismico questi stupidi taiwanesi che fanno? Spendono soldi, tempo e competenze per fare ricerche sulla collisione tra le placche che poi causano i terremoti. Che gente insulsa e priva di senso pratico. Mi fermo qui. Per il momento.
Fatto sta che la nave è invasa da tipi con gli occhi a mandorla che ascoltano quelle musichette che fanno tanto ristorante cinese e che ciarlano e ridono pronunciando incomprensibili parole. I loro computer poi sembrano tutti spasciati pieni come sono di macchie sullo schermo. A...non sono macchie? Sono lettere? No? Sono ideogrammi? No? Bò. Scherzo, naturalmente. È sempre bello trovarsi in mezzo a persone così diverse. E poi chiecchierando un pò con lo scienziato capo taiwanese (che è peggio di Gianfranco che dice che non parla le lingue e poi ti snocciola tutta una serie di frasi in italiano...il taiwanese....Gianfranco te le snocciola in bulgaroaraborussoucrainoslovenoswaili) siamo arrivati alla conclusione che in fondo cinesi e siciliani di cose in comune ne hanno parecchie.
Oggi, blaterando bellamente con Brendan durante il mio turno di osservazione sulla tower, mi sono sparato una delle mie considerazioni pseudofilosofiche che pare siano piaciute all'amico irlandoamericano. Ve ne metto a parte con vostro, ne sono sicuro, sommo godimento. Si parlava della vita a bordo, delle differenze nella percezione dello spazio, della necessità, diceva lui, che ogni tanto si ha di fare uno sforzo per capire che la nave non è il mondo intero. E io gli dico, sai una cosa che mi piace molto dello stare a bordo cos'è; è che quando sei a terra, in città per esempio, e vuoi fare uno sforzo per cambiare il punto di vista, ma proprio cambiarlo fisicamente come se ti sollevassi per guardare le cose (con te nel mezzo....non saranno prodromi di skizofrenia?? prodromi? ma io questi flash me li faccio da una vita!) devi immaginarti di spostarti di almeno dieci chilometri. E allora vedi tutto piccolo, le persone che si affannano (e tu nel mezzo) come formichine ecc. Se vuoi fare la stessa operazione su una nave basta "spostarsi" di quindici metri. E allora vedi una barchetta che si muove lenta lenta in mezzo al nulla. Minchia che persona profonda che sono! Se queste polpette me le sparo a catania mi pigliano a pernacchie! Oppure le pernacchie me le fanno pure qui solo che sono in inglese e non le capisco?
Bene.
Certo se penso alle mie prime crociere e alle cose che scrivevo allora adesso sembra che ci sia così poco da dire. E invece non è vero perchè mantengo sempre quel pò di stupore che, perdindirindina, non può che esserci col lavoro che faccio! Solo che tutto acquista familiarità. Acquistano familiarità le cose, le situazioni e le persone che, salvo qualche caso, sono sempre le stesse. E ringrazio questa familiarità che consente alle mie ghiandole produzioni più contenute di adrenalina e di sudore!
Vabbene. Ok. Vedo polposi deliri nelle righe precedenti e ne sento di ancora più polposi che vorrebbero occupare le prossime. Ma siccome vi voglio bene ve li risparmio.
Il soggetto della foto: non appena l'ho vista, durante una mia solitaria passeggiata per le vie di Kaohsiung, mi sono spisciato. E ho dovuto per forza fare la foto. Minchia quanto sono avanti qui, ho pensato. Altra religione, altra filosofia, altro modo di intendere la vita. Per tutti, uomini e animali. Incenso, inchini, meditazione, canti ritmati e ipnotici.
E, dritta come un fuso a sfidare le leggi della miope fisica occidentale,
cacca zen

martedì 31 marzo 2009

Benvenuti a Taiwan!



Per chi già sa, bentornati a bordo, per chi non sa ancora, benvenuti sul magico R/V (che sta per research vessel) Marcus G. (che sta per G.) Langseth. È proprio quello lì della foto, così come lo ho trovato un paio di giorni fa qui a Kaohsiung, Taiwan. Due paroline su che è 'sta nave, che fa e soprattutto su che ci sto a fare io qui. Il Langseth è una nave da ricerca sismica della Columbia University (NY) ed in particolare di un istituto della Columbia: il Lamont-Doherty Earth Observatory. Visto? Proprio come in Italia dove ogni istituto universitario ci ha la sua nave da ricerca. Dicevamo seismic vessel: uno dei giocattoli preferiti dai geofisici che con questi battellini se ne vanno in giro per il mondo per capire come è fatta la crosta terrestre sotto gli oceani, come si muove, dove stanno sacche magmatiche, ecc. A che serve? Ma vi sembrano domande da fare agli scienziati?!? Serve, serve. Ve lo spiego un'altra volta il perchè. E io? Per scoprire tutte le belle cose di cui sopra si sparano dei botti sott'acqua con dei cannoni ad aria che si chiamano....airgus; poi si registrano gli echi dal fondo e i computer producono immagini assolutamente incomprensibili ma che mandano i geologi in brodo di giuggiole (cosa sono le giuggiole non l'ho mai capito). Ma che siccome gli airguns fanno un casino, gli USA impongono una serie di mitigation procedures per salvaguardare balene e delfini (e anche qualche altra bestia) che sensibilissimi sono ai suoni. Quindi ecco che a bordo c'è un team di marine mammals observers che stanno attenti che non ci siano balene e delfini intorno. Tra gli MMOs c'è anche un (e quando dico un intendo proprio un) bioacustico che, cuffie in testa e occhi su un monitor, cerca di capire se intorno c'è qualche bestia che parla. Piacere, sono il bioacustico. Basta con le premesse (per chi volesse approfondire, nei precedenti post ci sono un bel pò di informazioni) e passiamo alla attuale situazione.
Signore e signori siamo a Taiwan! Sono qui da qualche giorno e, dopo aver passato un pò di tempo a Taipei (inclusa riunioncina all'università con gli specialisti del settore cetologico locali...io...una riunione all'università...a Taipei...quando uno è cioccolataio è cioccolataio!), eccomi qui a Kaohsiung ad attendere la partenza (che doveva essere oggi e invece sarà domani, ma domani si vede perchè le novità sono il pane quotidiano.
L'Asia ci piace! Sono tutti gentilissimi, si inchinano, sono in media ALTI quanto me (che soddisfazione la metro di Taipei dove se sei più alto di un metro e settantacinque ci intappi le corna sul soffitto) e vi dirò vi dirò che si mangia pure bene. Certo le teste di anatra o i serpenti appesi inducono qualche perpelssità, ma basta non indicarli prima di ordinare e non farsi troppe domande. E poi non facciamo tanto gli schizzinosi (soprattutto noi siculi) che tra meusa, ruppi, animedde, centupeddi e via discorrendo ci addifendiamo benone. Taiwan è virtualmente Cina (bello stampino sul passaporto con scritto ROC che sta per repubblica cinese! continua la collezione) ma qualcuno l'ha chiamata free China. Spingono per l'autonomia, hanno un sistema politco "occidentale" e sono apertissimi al turismo. Inutile dire che non si capisce una cippa quando parlano e di certo non aiuta la lettura del cinese (che qui è mandarino, come l'agrumio, e non cantonese, come il risio). Molto divertente comunicare coi tassisti che non spiccicano una parola di inglese. Mmmm, già, l'inglese. Naturalmente sulla nave sono tutti ammaricanazzi (molti li conoscevo già; davvero divertente questa sensazione di "ritorno a casa" quando sali su una nave americana cacata da qualche parte in un altrove tropicale) e la lingua ufficialo è l'anglese. Lingua che continuo a sconoscere anche se questa volta ho avuto la sensazione di dominare un pò di più la situazione. Per spiegarmi questo sconcertante fenomeno ho fatto ricorso al mio bieco animo europeo e antiangloammaricano ed ecco il risultato: invecchio, perdo pezzi di cervello (non immaginate il danno che fanno le reti wifi!) e dunque il numero dei miei neuroni si avvicina a quello medio degli americani. Ma non ditelo a nessun americano! Scherzi a parte qui c'è, in linea di massima, gente apposto. Il che è un bene, visto che ci devi fare un mese in mezzo al mare.
E per concludere questo fiume di parole ecco le ultime due sul piano della crociera: dovremmo stare fuori (a sud di Taiwan, Mar della Cina, a nord delle Filippine...lo scrivo e non ci credo!) per circa venticinque giorni. Poi si torna in porto.
Vi tengo aggiornati più che posso. Voi fatemi compagnia, se vi va. Che qui ne succedono veramente di tutti i colori.
PS: A proposito dell'ultima frase...pregate con me e con loro perchè tutto fili lissio!

martedì 17 marzo 2009

Cotolette, gatti neri e riunioni a Taipei


Tra una settimana. Ci siamo, tra una settimana si riparte. Destinazione Taipei, Taiwan. Quella del made in Taiwan. Certo ho pensato che dovrebbe essere un posto pieno zeppo di fabbriche e officine e artigiani visto che si fa tutto lì. Poi la vedi sulla carta e dici che forse è un pò piccina per produrre da sola tutte le cose su cui c'è scritto che sono state fatte lì. Ci deve essere un trucco. I servizi segreti delle più importanti nazioni si sono riuniti per sciogliere il nodo. Solo un uomo può aiutarli a capire cosa mai accade nelle terre dell'isola di Formosa. Solo un uomo può affrontare i pericoli di un viaggio lungo e periglioso in oscuri mari, infestati di misteri e pirati. Solo un uomo. ...vabbè, poi ci riprovo più tardi, quando il mio gatto franco smetterà di fissarmi con lo sguardo di chi sopporta le tue minchiate giusto perchè ti vuole bene.
Taiwan, dicevamo. Eccola lì, a est della Cina, sul tropico del Cancro e tra il Giappone e le Filippine. Mar della Cina. Era l'isola di Formosa. Non suona tutto molto Corto Maltese?
E casa mia, luogo in cui mi aggiro in questa mattina di sole siciliano, è un casino niente male abbondantemente condito dai peli della gattina di mia sorella. Sputo un pelo, zompo un gatto e mi vado a fare un caffè. E poi torno a raccontare due cosette di questo prepartenza.
Il gatto Franco si è accorto che c'è qualcosa di strano. Forse, ormai abituato ai miei ritmi folli di presenzeassenze, ha capito che tra un poco lo ammollo per un mesetto (poi vi do i dettagli del viaggio). È una settimana che fa dispetti vari: pisciette in vasi che non aveva mai osato violare, passeggiate in posti che sa essergli assolutamente preclusi e poi, l'altro giorno, il capolavoro. Me ne ero tornato a casa alla fine di una lunga giornata. Con una voglia di cotolette che non vi dico e che maturava ormai da una settimanella (sono un uomo dalle voglie sempici...la cotoletta...). Arrivo a casa con l'occorrente e, come sempre, smollo tutto sul tavolo della cucina. Poi doccia, relax, e un pò di telegiornale per godermi ancora di più la partenza dall'Italia e dalla Sicilia (luoghi che amo sempre più e che sempre meno tollero nelle mani di una manica di avidi e tronfi omuncoli e donnucole che, se non hanno tradito, hanno di sicuro fallito....e allora che cosa ci fanno ancora lì?!). Aaaah....spaparanzato sul divano. Ed ecco che entra in campo Franco. Salta felino (lui si che può) al centro del tappeto proprio davanti a me, mi guarda e si mette a mangiare quello che si è portato. Io manco ci posso credere. Tra la rabbia e lo sgomento inizio ad abbandonare il sogno della cotoletta. Franco decolla con la velocità di un lancio shuttle verso il terrazzino e io mi accorgo che il bastardo si era prima sbafato una fetta in cucina tranquillo tranquillo e poi si è fatto vedere con la seconda. La terza fetta di carne giaceva ancora sul tavolo con i segni della gattesca aggressione. È ufficiale: addio cotoletta.
Torniamo al viaggio: prima tappa, come sempre, Pavia. Poi Taipei via Amsterdam (ooops!). Arrivo a Taiwan il 26 pronto per una riunione che ci sarà il 27. ...Una riunione??? Già; naturalmente non è che poteva essere tutto lissio lissio como l'oglio e infatti...poi vi racconto. Fatto sta che c'è la riunioncina. Ma siete proprio sicuri che ci devo essere anche io? Si. Ok, fantastico. Metto in valigia un naso rosso e un poco di palline che così alla riunione posso fare la mia bella figura. Poi ci si imbarca, il 29. Partenza il 30 e rientro....bò...il 27 aprile? Qualcosa del genere. Poi un paio di giorni a Taiwan e via verso l'Italia; via Amsterdam (oooops!). Sfiga vuole che giusto giusto in quel periodo celebrasi festa della olandese regina. Mi sa che mi fermo qualche giorno pure lì.
Ma è davvero prematuro: intanto sono ancora a casa a pensare a mille cose, come prima di ogni partenza: i viaggi già fatti, il lavoro che devo andare a fare, le persone che riincontrerò e quelle che ho incontrato qui, prima di partire; le mutande e l'aspirina che devo comprare, i libri da portare, le cose e gli affetti che lascio, le piante, la casa, l'etna, la barca....
E anche questa volta so che partire mi farà bene. Perchè mi piace, perchè è il mio lavoro (e questa cosa vuol dire per me molto di più di quanto non si intenda di solito). Perchè questi viaggi riescono, almeno un pò, a liberarmi delle pesantezze che mi si appiccicano addosso durante le mie permanenze Siciliane e che, colpevolmente, non riesco a "schivare" e alle volte alimento pure. Perchè ogni viaggio è pellegrinaggio e acqua sull'anima del peccatore (che nel caso specifico sarei io).
E per il momento vi abbandono. Ho un sacco di cose da fare e poco tempo.
Con un sogno nella mente e nell'anima. Un sogno che ancora mi tortura. Una visione che non riesco nemmeno a sfiorare e che inseguo ormai da tempo. Ma con l'età ho capito che i sogni bisogna avere il coraggio di inseguirli e poi la forza di vederli realizzati, se si riesce. E io sento che questa volta ci riuscirò. Finalmente.
Cotoletta

mercoledì 26 novembre 2008

feisbucc...ppicarità!


non ce l'ho fatta. giuro che ci ho provato.
amici, amiche, chiedo venia. questo post nasce dalla perniciosa assai decisione che ho preso qualche tempo fa di iscrivermi a feisbucc. ppiccarità!
ringrazio tutti quelli che mi hanno "invitato". invito ricevuto sempre con piacere e in qualche caso anche con sorpresa, visto che trattasi di persone che non vedo da un millennio (...i miei compagnetti di classe! ..che spero di riincontrare presto). bene. io però ho un problema. ero assai refrattario ad iscrivermi a feisbuc (per quel poco che ne capivo...e che ne capisco ancora ora) per tutta una serie di motivi. e allora l'ho evitato vilmente (come moti di voi si saranno accorti).
poi, domenica scorsa, preda dell'influenzetta (ma secondo me non era australiana..me la sono trovata seduta accanto...mi sono girato per guardarla in faccia...lei mi ha fissato....io l'ho fissata...e dopo un lungo silenzio mi fa .."cchi talii") ho deciso che era il momento di affrontare feisbucc. obama ci ha vinto le elezioni, cazpita!
eccomi. la schermata iniziale. la mia pagina personale. le mie richieste di amicizia. il mio profilo...io...io...mi piace andare a camminare in montagna da solo....io....esco poco...mi piace il silenzio....per me questa "esposizione" parapersonaledigitalmediata è troppo. non riesco gestirla. non ce la posso fare mai. dio, sono piena nevrosi tecnologicoemotiva. perchè? perchè??
domino la situazione. ho la risposta. bè, a dir la verità ce ne sarebbero varie: sono vegamente sociopatico, sto crescendoe la tecnologia si fa sempre più ostica, sono un tipo dai tempi luuunghi e tutta questa istantaneità mi spiazza, ecc. ma la risposta maxima è una, fatta di queste parole di saggezza che una volta vidi incise in un tempio lontano, in un postio lontano: chi se ne frega! chi se ne frega se obama ci ha vinto le elezioni. chi se ne frega e con feisbucc non ce la faccio a farcela.
eliminato.
e vualà. la nevros non scè plus!
e allora, amiche, amici, rieccomi a voi, perchè per voi scrivo oggi. non abbiatecela con me. se sono approdato sulla spiaggia di feisbucc è perchè c'è voglia di vedervi, di sentirvi, di restare, ricominciare, o cominciare ad essere "in contatto" con voi. e se ne sono risalpato alla velocità della luce è perchè io sono io, con le mie tare.
spero di sentirvi, vedervi presto. sono refrattario a feisbucc ma sono un fedele utilizzatore di mail, skype, ho un cellulare (sempre lo stesso....sono legato alle tradizioni) pressoché sempre acceso, abito lì davanti al mare e se passate fate un fischio che mi affaccio per accogliervi.
era un blog in cui si parlava di viaggi. bè, lo è ancora. scrivo da roma, dome sono arrivato ieri notte. resterò un pò qui e poi andrò qualche giorno a pavia. viaggetto, direte voi. e che solo viaggi intercontinentali!? e poi sono reduce da un viaggetto paneuropeo che mi ha portato ad attraversare l'italia, l'austria, la germania, la francia, la svizzera e poi ancora l'italia. e non era in interrail. ma i motivi di tali peregrinazioni ve li racconto un'altra volta.
a già, e giusto per concludere, su pilgrim (la braca! la barca!) è stato rimontato l'albero e adesso 'u ciatu è in acqua, non ancora pronta a salpare ma poco manca.
vi posto una foto durante i lavori di ristrutturazione.
vedete? di una certa età, con le mani sporche di vernice e con uno sguardo così perplesso davanti all'uso di un rullino, posso mai farcela a usare feisbucc??
ppiccarità!

domenica 5 ottobre 2008

one more pilgrim


eccomi dopo un mesetto. salute a voi.
no, non sono in partenza per improbabili luoghi al di là del mare, non sono su un aereo cercando di capire di preciso dove è che atterrerò.
sono a casa, alla mia scrivania. e se in questo spazio trovano parole che parlano di viaggi e di avventure, dovrei scrivervi di quello che mi è successo da quando sono approdato a catania dal messico. ma non è per condividere con voi queste mie vite trascorse che sto qui stasera. e tra l'altro, dopo avere tanto scritto e per tanto tempo, faccio una fatica a mettere due parole una dietro l'altra (anche parlando..lo ammetto), ma una fatica che no vi dico.
comunque.
è successa una cosa. una cosa che, del resto, ha molto a che fare con i viaggi. e mi auguro che abbia a che fare con tutti voi (a poco a poco per piacere)!
parlo di sogni. parlo di un sogno. un mio vecchio sogno. spesso quando penso ai miei sogni, o almeno ad alcuni, mi capita di pensare alla folle attitudine che alle volte mi prende di cercare di fare in modo che diventino vere magie, di realizzarli: rischiosissimo. ma, sbatti e sbatti, gira e gira, alle volte funziona.
bisogna avere pazienza, come qualcuno mi disse tanto tempo fa. certo. ci vuole pazienza per trovare la magia. ci vuole pazienza per tentare di realizzare un sogno. è proprio vero. io ho avuto pazienza.
e poi ci vuole qualcos'altro. ci vuole che devi avere voglia di correre il rischio di vedere un'idea nella realtà che hai intorno. con tutti i rischi del caso, compresa la cura di cui ogni sogno e ogni idea, esposti alle aggressioni della vita, hanno bisogno.
...in certi casi, come in questo, ci vogliono anche un poco di soldini.
ok. dopo anni, si sono verificate le premesse di cui sopra. ed è arrivato...è arrivata "pilgrim" (ma guarda un poco il caso...). non ho ancora capito se è maschietto o femminuccia. sospetto femminuccia.
è lunga poco più di nove metri, ha un'anima di legno ed è blu.
è una barca. a vela. non fatevi ingannare dalla foto: l'albero c'è.
non ho parole. torno adesso da una gita a siracusa, dove pilgrim abiterà per un anno almeno, con ancora la vernice bianca sulle mani e un filino di stanchezza.
è difficile dire cosa provo al pensiero..e nell'azione. so che mi piace.
ho conosciuto una persona durante la mia ultima crociera (vi ricordate? quella dove si spasciava tutto? vi chiederete...chissà adesso com'è? eh eh. io lo so. secondo voi?) che, una volta, mi ha detto una cosa. senza che c'entrasse niente con quello che stavamo dicendo, mi ha detto che aveva un piccolo sogno: avrebbe voluto una barca. mi ha detto di non essere una persona che tiene particolarmente alle "cose", come sembrano essere la gran parte dei proprietari di barche. ma la barca a vela non è solo una "cosa", è anche un'idea. mi ha detto questo. non posso che sottoscrivere.
ora vi lascio e mi sistemo per tornare a siracusa (è passata una notte).
e mi abbandono per un poco al pensiero che per difendersi dalle aggressioni di un mare impietoso, di un vento selvaggio, di un cielo nero e basso su di te, di una vita aggressiva e violenta, non serve una fortezza con muri e portoni, serve una piccola barca. una culla.
spero che pilgrim lo sia (e che navighi il più possibile in splendide giornate di vento e sole e luce!). per me e per le persone che mi stanno cuore.
siate i benvenuti a bordo.

giovedì 14 agosto 2008

trascurati ma sempre nel mio cuore


amicci. rieccomi a voi.
vi ho trascurato. mi dispiace.
questa crociera è stata un tantinello complicata. sono non più di dieci giorni che le cose hanno preso un andazzo normale, dopo un mese e più di vari "contrattempi". e naturalmente sono qui a scrivervi dal main lab nel pieno di una delle mie ultime notti acustiche.
diciamo che ci stiamo sparando gli ultimi colpi. sabato alle due di notte è prevista la fine delle attività. poi un giorno pieno per recuperare tutti i giocattoli che trasciniamo e un paio per riconquistare la terra.
immagino che dovremmo arrivare a manzanillo tra il 20 e il 21. e poi questa crociera è finita. ammetto che sono un filino stanco. sarà perchè ho speso parecchio per cercare di resistere ai vari problemi che ci sono stati a bordo (con risultati mediocri, ad esser sinceri). sarà che questa crociera è veramente lunga (è la prima volta che sto a bordo di una nave per così tanto tempo). sarà che mi mancate. sarà che di delfini e balene (e bestie in generale) se ne sono viste davvero pochine. sarà che piove sempre e il sole è un miraggio. saranno queste e varie altre cose. sarà, ma una volta arrivati a terra, se non ho da lavorare ancora un poco a bordo, mi spruzzo fuori dal traghetto dei pirati alla velocità della luce. ciao ciao...vi voglio bene a tutti...ciao è stato un piacere...ciao...via! destinazione, se ci sono camere, hotel colonial. dove bivaccherò fino al 23, giorno in cui mi aspetta un fantastico aereoplanino che mi porterà a houston. poi new york. poi milano. poi pavia. poi catania. e poi a mare. non ne ho avuto abbastanza, vi chiederete? mai. e poi non mi sono fatto manco un bagno. già, a mare. ma come dico io. il che, soprattutto dopo questo mio rientro, vorrà dire varie cose. compresa una novità che però ancora non scrivo (anche se molti di voi sanno già di cosa parlo). novità che troverà spazio anche in queste sicilian pilgrim pagine dove, vi assicuro, non potrà che trovarsi a suo agio.
e certo anche un salto alla montagna, tanto per tornare lì da dove questa avventura è cominciata.
e poi ho bisogno di camminare.
alla prossima.

ps: qualcuno mi chiedeva quanto cacano le sule. la foto è stata fatta una ventina di giorni fa. adesso quel trespolo è completamente bianco con colature di cacca bianca che si spandono su tutte le lucine che ci stanno sotto. cacano parecchio.

lunedì 28 luglio 2008

l'era della terza lavatrice

ragazzi miei (e ragazze mie...naturalmente!), che crociera!
sono ancora vivo! e vi assicuro che non è affatto scontata come informazione! da queste parti è successo davvero di tutto. veramente un pochino sfortunella questa crociera. vi tralascio i dettagli che poi vi racconterò quando ci rivedremo. ma vi dico che...si è sbregato il cavo dell'idrofono che ci abbiamo trovato un bello squarcetto tipo squalo che l'ha masticato un poco. abbiamo sostituito il cavo vecchio con quello nuovo (trecento e rotti metri...operazione nella quale, tecnicamente si dice così, ti fai un culo come una casa). poi....abbiamo perso a uno a uno il segnale dai quattro canali che ci sono nell'idrofono. abbiamo tirato via il vecchio idrofono e abbiamo intappato nel winch quello di riserva. durante l'operazione si sono macinati i contatti. rifatti. poi si sono rimacinati durante un'operazione di recupero. e rifatti daccapo. ...che ne volete ancora?? lo sapete quanto mi è costato in ore di sonno non dormite, cibo non mangiato, cacchina non fatta, e, soprattutto, ansia a tremila!?
bene. adesso sono qui nel main lab a farmi il mio turno di ascolto notturno. e sembra che tutto vada bene. io ho recuperato un pò di sonno, ho ricominciato a mangiare decentemente (ma sempre una volta al giorno che così la linea ci guadagna!) e, insomma, sembra quasi tornata una crociera normale (a gratt e gratt e fai corn e fai corn!!). sono ricominciate anche le mia ore d'aria sulla torre che tanta felicità mi danno. anche se il tempo continua a fare un poco schifo...a fare proprio schifo, ogni tanto ci viene regalata una giornata con un poco di sole. per cui me ne posso stare le mie tre oretta a piedi nudi, senza maglietta, a guardarmi il mare e a cercare delfini. delfini....a proposito di delfini, qualcuno ne ha visti?? l'east pacific rise (il pezzo di dorsale pacifica su cui ci troviamo) è praticamente deserto! ieri eccitazione smisurata per un avistamento di tartaruga. oggi, incredibile, una zummuliata di delfini a sei chilometri...io non c'ero...nè per l'una nè per gli altri...e quindi non ci credo. manco a dirlo che di fischietti non se ne parla proprio. l'unica costante presenza "biologica" sono le nuvole di pesci volanti che si alzano spaventati dal fiero incedere di questa specie di traghetto e le sule. sule sule! che gli ammaricani chiamano boobies. e devo concedere che è ben più carino boobie di sula. le quali sule...le quali boobies si arricriano ad ammuccarsi i pesci volanti...al volo. e poi organizzano questi show per accaparrarsi uno dei posti su un trespolino che c'è a prua. la scorsa crociera c'erano anennine varie su quel trespolino. adesso è diventato un perfetto posatoiocacatoio. poi cercherò di postare una foto. se dai un'occhiata a una boobie e poi al cacatoio dici...ok...ce ne staranno...quattro. oggi siamo arrivati al nuovo record di dodici! con scerre tremende, naturalmente.
io qui, entrato nell'era della terza lavatrice da fare, ammetto che la sto un pochino ammuttando 'sta crociera. un pò per i problemini che ci sono stati (che di energie se ne sono succhiate parecchie) e un pò perchè è ormai più di un mese che me la faccio piedi piedi. ma vabenone, come sempre quando sono in mezzo al mare.
mi spiace non postare di più (eee....non postare.....se ne devandare....) ma, a parte i giorni di delirio che ho passato appresso a tutti i problemi che ci sono stati, ci hanno levato l'accesso a internet da pc nel lab per oscure ragioni. possiamo giusto leggere le mail...ma prometto di fare del mio meglio per tenervi aggiornati sulle mie minchiate oltreoceaniche.
chiudo con una notizuola di servizio. la data prevista per il rientro a manzanillo è il 21 agosto. se fosse vero, immagino un rientro in italia...che so....il 25 o il 26 o giù di lì.
abrasci e basci

martedì 15 luglio 2008

ca viremu


arriecchici qui.
siamo partiti da manzanillo ieri, dopo una serie interminabile di annunci, smentite, ritardi e coppole varie. insomma, siamo in mare. e ci siamo appena lasciati alle spalle elida. una simpaticissima depressione tropicale con conseguente tempesta. ci sono stati un paio di giorni di risate a guardare gli hurricane alert della nooa (se siete curiosi andate a sbirciare sul sito della nooa o fate una ricerca su google "storm east pacific"...magari trovate qualche immagine) e la rotta che dovevamo fare per raggiungere il posticino dove stiamo andando: quel middle of nowhere che abbiamo lasciato...non so quanti gironi fa (per i curiosoni geografici saremo più o meno tra gli 8 e i 15 N e tra i 100 e i 105 W). e per due giorni abbiamo abballato la ssssamba! con sofferenza di qualcuno e con mio grassissimo divertimento. soprattutto durante il mio ultimo turno di osservazione dalla magic tower: tre ore di spassoso delirio in mezzo a onde di quattro metri e vento a trentacinque nodi. yeeeeee....io e joe....due cretini...
la sosta a manzanillo, alla fin fine, non è stata male. se si esclude questa cosa che ti dicevano...andate, ma tornate per le otto! poi tornavi e sulla lavagnetta trovavi scritto...per le 16 (del gionro dopo) e via così. il messico, se non si fa caso alle facce messicane, potrebbe essere la sicilia di cent'anni fa. e senti quest'aria un pò familiare. la gente seduta davanti alle porte di casa, i ragazzini che corrono per le strade a piedi nudi, e quella miseria col sorriso sulle labbra che è... magica. sdilluvi di quelli seri. e un caldo bestiale. mi sono fatto un giretto con nick sul montarozzo che domina il paesino e tenere gli occhi aperti era imposibile per il sudore salato che ci si finiva dentro a fiumi. passeggiata...nella foresta ttropicale! tutto verdissimo con questi cactus enormi che ogni tanto venivano fuori dal mezzo degli alberi. iguane, lucertole di tutti i colori, farfalle enormi. e zanzare che, buttana la miseria, ci avevano più fame ...della fame nera. sono pieno di bolli dappertutto. e quel furbone di nick che mi fa...se non ti gratti per venti minuti, il prurito sparisce. tze! canadesi babbasunazzi. ancora mi sveglio la notte per il prurito e mi ritrovo contorsionista a strapparmi la pelle dalle caviglie!
comunque, abbiamo partiti.
se tutto funzionerà non lo sa neanche padre pio. vedremo. domani si inizia a filare la roba in mare e tra un paio di giorni la prova del nove (ma qualcuno di voi se lo ricorda come si fa la prova del nove??).
non si sa ancora se e quanto ritardo ci sarà rispetto al previsto rientro dell'11 agosto. si è detto due settimane. si è detto non più di dieci giorni. si è detto nessun ritardo. si è detto non più di cinque giorni. venghino siori venghino! partecipare alla lotteria è facile facile! mandate un commento sul blog e partecipate all'estrazione...ricchi premi e cotillon...magari vincete qualcosa di...rotondo...
e per il momento è tutto. vi lascio alle vostre terrestri occupazioni e io me ne torno a minchieggiare in giro che finchè non abbollo lo strumento (...non siate maliziosi!) non ci ho moltissimo da fare.
al pros post