domenica 30 agosto 2009

Inverno di fine estate


Salute a voi.
Non mi dilungo in spiegazioni riguardo la cartina che trovate all'inizio di questo post. Giusto una parola: merda.
Come i più lesti di voi avranno intuito sono di nuovo a bordo del Langseth. Questa volta il viaggio è cominciato da Astoria. Anzi, per essere precisi è cominciato, come sempre, da casa mia. Dal momento in cui chiudo la porta lanciando un ultimo sguardo al salone. E poi aeroporto di Catania, Fiumicino, Atlanta (sosta forzata ad Atlanta causa maltempo e perdita di coincidenza oltre che di bagaglio). Poi ancora Portland (con benedetto ritrovamento del bagaglio che ha fatto un viaggio tutto suo) e, con una gita in macchina attraverso strepitosi boschi, Astoria. Astoria è la cittadina dove hanno girato il film "I Gunnies", o come accidenti si scrive. Si trova in Oregon, costa nordoccidentale degli Stati Uniti. Il posto è carino e freddino. Dopo appena un giorno ho realizzato che la mia estate era finita. Poi la partenza per questa nuova crociera. L'ultima della stagione. E scrivere "l'ultima" mi da una grande gioia.
Questa volta la crociera non prevede l'uso di streamer sismici. Solo OBS. Partenza il 22 dal porto di Astoria, Pier 1, nella foce del Columbia River. Poi si comincia a smollare a mare gli OBS. E finalmente si inizia a sparacchiare con gli airguns.
Eccoci alla carta meteo (nostra posizione approssimata: 48°N 130°W...poco più di cento miglia fuori dalle coste canadesi). Eccoci al mare di schifo che ci ha beccato qualche giorno fa e che è costato lacrime, sangue, imprecazioni, umore dal grigio al nero spinto, e i miei vari "non ne posso più". e qualcos'altro.
Per fortuna adesso la situazione è decisamente migliorata e, anche se mentre scrivo dal main lab posso gustarmi una bella e fitta nebbia notturna attraverso uno dei monitor che ci sono qui, oggi è stata proprio una bella giornata. Si è visto, pensa un pò, il cielo azzurro.
La mia vita a bordo è più o meno la solita, scandita da turni diurni sulla tower e turni notturni (turni notturni....potrebbe essere il titolo di....una canzone....una poesia....un gioco da tavolo....) nel mainlab.
Dicevo che la mia estate è finita. L'altro giorno, durante un turno al big eye (il binocolone che si usa per fare avvistamento), mentre tremavo un poco per il freddo, a un certo punto mi sono detto: ....cazzo ma è agosto cazzo! Perdonate il turpiloquio.... ma più passa il tempo e più il freddo lo sopporto poco. E poi pensavo queste cose indossando: calzettoni, pantaloni pesanti, magliettona a maniche lunghe, pile, felpa, cerata, sciarpa, guanti e cappello di lana (certo...avevo anche le scarpe e le mutande). Porcaccia della porcaccia. Ammetto una certa stanchezza accumulata e un bel pò di voglia di Sicilia e di casa. E vabbene, così è.
C'è di buono che: è l'ultima crociera dell'anno; è relativamente breve; i giorni di spari (e di conseguenza i giorni di pamlavoro) sono ancor meno; la cucina è decisamente migliore che la scorsa crociera; sono solo in cabina (anche se i miei compagniucci di stanza mi mancano un poco e non ci sono oblò nella cabina che è diventata la mia tana); la banda dei marine mammals observers è quasi la solita e la compagnia è piacevole. E poi, ancora una volta grazie a questo lavoro, mi ritrovo in posto sconosciuti, a guardare cose nuove, animali mai visti prima. A perdere tempo facendo considerazioni sull'inclinazione della luna a seconda della latitudine alla quale mi trovo.
E adesso basta che devo tornare a concentrarmi un poco sui miei bei monitor.
Alla prossima. E bentornati a bordo (bleah!).

domenica 2 agosto 2009

Turi



Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu visti veniri 'i matina di lu mari
navi chi purtavanu gintazzi furasteri
Quannu i visti fari e strafari cu putiri
Quannu s'addunò che erano i so duminaturi

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu si stufò di chiangiri 'nto cavaleri
pì putiri aviri un postu unni travagghiari
Quannu ntisi i figghi 'n pezz'i pani addumannari
Quannu supra na navi iddu fu prontu p'emigrari

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti

Quannu ancora oggi cu i guverni e cu li liggi
si viri arrubbari la so aria e lu so mari
Quanno come a li funci spuntaru centu cimineri
e cu tuttu chissu iddu nun potti travagghiari

Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi è cchiu cuntenti si talia e nun dici nenti
Turi nun parrò si fici ancora i fatti sò
Turi nun parrò e si fa sempre i cazzi so.

Da "La terra e la memoria"
I Canterini di Ortigia

giovedì 23 luglio 2009

Molave


Non è che so forti gli ammaricani. È che mi diverte il carteggio, star lì a decidere che fare con le carte meteo in mano, tracciando rotte ipotetiche e immaginando scenari sulle carte nautiche. Quando poi gli ammaricani decidono che tutto sommato si può tornare a sud che tanto ce la facciamo, non sono forti per niente.
Molave. Eccola lì (ritratta nella foto dal satellite qualche ora prima che ci assuntumasse) la tempesta tropicale che ci ha colti ormai qualche giorno fa. L'inferno. Per due giorni abbiamo navigato e sparato in un tempo veramente pessimo. "Navigo" ormai da qualche annetto e di mare ne ho visto di tutti i tipi. Come quello che abbiamo beccato, davvero raramente; forse mai. Di sicuro non mi era mai capitato di lavorare sul ponte. Vento a 40 nodi e più e onde di 6 e più metri. Un incubo che è costato a tutti parecchio (in termini di ore di sonno, di malesseri vari ai quali per fortuna io sono sfuggito, di tensione, e via così). A me pissonalmente di pissona mi è costato pure un idrofono. Che però è poi stato ripescato. Ma la storia della pesca miracolosa ve la racconto di presenza.
Mentre scrivo voliamo a dieci nodi con la prua verso Taiwan. Anche questa crociera sta per finire.
Vi saluto qui, anticipando però il prossimo post che scriverò....più che altro a mio uso. Per ricordarmi dove sto tornando. Per ricordarmi di casa mia. E delle tante cose da fare che ci sono, a parte quelle "personali". Delle guerre da combattere. Ancora e ancora.
Un abbraccio a chi ha letto e a chi non lo ha fatto.
Ci vediamo da queste parti tra non molto.
Prossima destinazione Nord America, Pacific side...

giovedì 16 luglio 2009

Ofangù


Alto e forte s'alza (....voglio la pasta con la s'alza! voglio la pasta con la s'alza!!!) il grido dei poveri dissidenti in quel di mgl.
La democrazia è morta. Il comitato no-extension si è sciolto tra le lacrime degli attivisti. Tanti sforzi vanificati dal padrone oppressone e reazionario. Altro che riti propiziatori! Cinque giorni di extension. Ecco come è andata. E a festeggiare la notizia è arrivata una fantastica depressione tropicale che ci ha tenuto in pugno per un paio di giorni. Di dormire non se ne è parlato. Futili i tentativi di mantenere la roba sopra i tavoli e, alle volte, dentro gli armadietti. Per fortuna ne siamo usciti indenni. O quasi. Certo per due giorni tutti a piangere in cinese. ....Ah ah! Non c'è niente da ridere! Infatti stiamo per sbattere il muso su un bel ciclone che si sta formando al largo delle filippine e che, amorevolmente, ci viene incontro (ho visto il grafico dell'altezza massima prevista per le onde: ...otto metri....); motivo per cui domani mattina verso le sei si dovrebbe recuperare tutta l'attrezzatura per fuggire alla velocità della luce verso nord. "Fùiri è vergogna ma è salvamento di vita", dice il saggio.
Delle mille e più miglia che dovremmo ancora percorrere sparacchiando botti vedremo che se ne farà.
Intanto incrocio le dita e spero che si riesca a beccarla giusto di striscio 'sta tempesta. Mortacci de li mortacci.
Alla prossima.

Introduzione all'apdeit:
Quel che sta sopra lo avevo finito di scrivere verso le otto di sera di ieri.
Apdeit:
Alle cinque e mezza del mattino entra nel main lab il SO (...sience officer, anche "tech in charge"... il prossimo post sarà un glossario con tutti 'sti acronimi che odio e che, ovviamente, qui sono il pane quotidiano) tutto trafelato e serio. Porta con sè un bel pò di fogli di carta stampati e si capisce subito che sono aggiornamenti sulla situazione meteo. Aria tesa.
Si mette ad armeggiare al tavolo luminoso che sta dietro le mie spalle (è un grande tavolo su cui sta la carta nautica della zona e dove si fa il carteggio quotidiano). Arriva il PI (...principal investigator...vedi post che ancora non c'è). Teso anche lui. Si deve decidere che fare. Compassi, squadrette, tracciamenti di depressioni tropicali, previsioni di rotte.
Aria tesa.
Facce assorte. Noi siamo qui, la tempesta è lì, ma se andiamo qui.... Arriva il comandante con la sua tazza di caffè. Ancora due parole sulla situazione. Si propongono nuove rotte. Adesso tocca al PI. Responsabilità. Pressione.
Alla fine si decide. Viriamo verso nord e spariamo seguendo questa rotta.
Il SO si gira verso di me, secco: we'll keep shooting.

Lo ammetto, un pò mii piacciono queste minchiate...

giovedì 9 luglio 2009

Carbonari marinari

Ssituazione in movimento nel mgl.
Fonti ufficiali, ma che preferiscono restare anonime, ci comunicano che si rafforza il comitato carbonaro sotterraneo "no-extension".
Sotto l'oppressione della dittatura morbida che ormai da anni affligge il lontano e mobile staterello, si muove qualcosa.
La nostra fonte ci informa che due tra i più importanti burocrati della nomenklatura attualmente al potere, con il disprezzo per le regole della democrazia che è ormai a tutti noto, hanno avanzato richieste di extension. Qualcuno ha sussurrato persino nove giorni.
Nel frattempo un movimento sotterraneo di donne (...mah) e uomini dal coraggio supremo e dalla volontà di ferro si opera incessantemente per fronteggiare l'emergenza incombente e tentare azioni di dissuasione o addirittura di totale impedimento di eventuali ritardi nel rientro.
Il comitato "no-extension", gruppo che per ovvi motivi non può venire allo scoperto, continua a raccogliere simpatizzanti e attivi partecipanti. La nostra fonte ci informa di riti propiziatori che si svolgono giornalmente sul punto più alto del mgl: danze immobili e canti silenti perchè le divinità possano assisterli in questi momenti di trepidazione e attesa.
Pare che riti wodoo si stiano compiendo in varie parti del globo per scongiurare il pericolo.
Ai dissidenti va tutta la nostra ammirazione e la nostra vicinanza in questi momenti difficili.
nonchè l'augurio di un felice e lesto ritorno a casa.
A breve gli ultimi aggiornamenti.

mercoledì 1 luglio 2009

Lastime alimentari


Non fate quelle facce, vabbene? È così, è così. Questa crociera mi devo lastimiare. Fatemi lastimiare.
Oggi la lastima è alimentare. Del resto assai facile. Il cuoco e il suo strepitoso assistente non sono gli stessi della scorsa crociera. Si vede. Brave persone, per carità (anche se sospetto, non so perchè, di stargli un poco sulle palline...). Però proprio...
Allora, ecco cosa ho mangiato oggi (poi magari, visto che posterò con un poco di ritardo, ci aggiungo le ultime delizie offerte dal traghetto dei pirati): un quarto di una specie di hot dog con una salsicciaccia unta identificata come german sausage (e questo è stato il mio pranzo)....
Un momento...vi illustro i miei ritmi alimentari. Cominciamo da....dal pranzo. Benissimo; il pranzo lo salto a piè pari (salvo avanzi che trovo a mensa appena uscito dalla cabina...vedi hot dog) perchè comincia alle undici e mezza e finisce a mezzogiorno e mezza. Io mi sveglio circa a quell'ora e quindi niente pranzo. Poi c'è la cena, dalle cinque alle sei del pomeriggio. In quell'ora io sono di turno sulla tower, aspetto che arrivi Diana dalla mensa e vado a mangiare io. Un pò perchè sono veloce di mio, un pò perchè devo tornare su, di solito impiego dai dieci ai quindici minuti per la cena (tragitto da e per la tower incluso). Poi c'è la colazione, dalle sette e mezza (credo...non lo so) alle otto e mezza (credo...non lo so). Ma io me ne vado a dormire verso le sei e mezza. E poi la salciccia alle sette di mattina mi butta un poco pesantuccia.
Rieccoci ai miei pasti di oggi. German sausage....volata in mare per la felicità della ittiofauna taiwanese. Aspetto con impazienza la cena. Arrivo e mi si afflosciano le pal...pebre. Scarto delle cozze mefitiche, evito il gambero surgelato verdastro, che resta...che è quella...pasta....proviamo. E poi? Manzo sanguinolento. Proviamo. La pasta era una pappa scotta condita con panna, funghetti, pomodori secchi (ti immagini i pomodori secchi che hanno qua), cipolla, aglio, e altra roba non identificata. Due forchettate, di più non ce la faccio. Passo al manzo ma sono già nauseato. Ne ingollo due bocconi e caccio il tutto nel cestino dell'organico. Mi alzo sconsolato e gli occhi mi brillano alla vista di una mela. Che per la verità era buona. Ma sono già tornato sulla torre e di mangiare non se ne parla più. E questa è stata la mia giornata alimentare. No, ci sono anche due fette di pane bianco tostato con burro e marmellata di arance amare (qualcuno deve avere comprato per sbaglio una decina di vasetti di questa marmellata...benedizioni su di lui... qui non piace praticamente a nessuno e invece non è male per niente). Ma passiamo a qualche considerazione di carattere generale. Gli ammaricani, si sa, di cibo non capiscono proprio niente. Il cuoco non aiuta. Nella scorsa crociera sono stato salvato da ricchi piatti di riso basmati in bianco. Il riso mi piace. E questa volta? Quando riso in bianco c'è è una pappaccia informe tutta appiccicaticcia. Ma porca miseria! Eppure non è difficile! Poi tutto è precotto, surgelato o liofilizzato.... Ogni giorno c'è qualche torta o qualche dolce. Chi mi conosce sa che buon rapporto ho con i dolci. Niente, manco per niente. Non ce la faccio.
Il pollo coll'ananas e il mango. Lo spezzatino con il checiap e i peperoni. Ho provato l'insalata (colta dal campo non meno di venti giorni fa...del resto siamo a mare). Senza pane mi fa un poco veleno, mi dico, ma ci provo lo stesso. E poi? Come la condisco? Con le decine di salsine che ci stanno sui tavoli? No, ecco qui l'olio e l'aceto. Bè, l'aceto non è male. Olio? Si...minerale. Una lacrima scorre sul viso pensando al mezzo cafiso di buon olio extravergine che giace in cucina da me.
E poi è tutto sempre vagamente dolciastro. Anche il pane. Le prime crociere mi facevo grassi panini col pane bianco e quel che trovavo nel frigo. Non ce la faccio più. Il formaggio giallognolo di plastica. Il prosciutto che a chiamarlo prosciutto ci vuole una botta di fantasia di quelle spinte.
Aaaaaaaaaaaaaaa! Ho fame!
Mi nutro a succhi di frutta, pane tostato (che la tostatura leva quel sapore dolciastro) con burro e sale e/o marmellata o schitto, mele, uva (era buona era....mi sa che è finita), noccioline americane, latte e caffè (caffè...caffè...diciamo)....e memoria di cibo vero. Attaccatemi una flebo che almeno mi levo il pesiero!
Allora mi dico, minchia, ma sei proprio un italiano medio che si lamenta del cibo se non è quello fatto dalla sua mamma!! Non è vero! A parte il fatto che la mia di mamma non è mai stata una fanatica della cucina (diciamo così), io qui rimpiango il cibo taiwanese (che per inciso, superato il primo impatto visivo, non è niente male)!
Vabbene, basta. Fine della lastima alimentare. Tra un poco vado a letto e mi impegnerò a sognare del semplice...pane.
Altolà! Se devo sognare allora...tanto vale...
ravioli fatti in casa e ragù...

...Apdeit (come si dice qui): oggi ero sulla torre alle cinque e mezza aspettando che venisse su qualcuno per potere andare a cena. Pregavo per qualcosa di decente. Ecco che vedo Diana trotterellare su tutta contenta. Arriva su e mi dice "you'll be happy. There's italian food today". E mi si ghiaccia il sangue nelle vene. Poi invece non è andata troppo male: pesce con una specie di guacamole, riso basmati in bianco e non scotto, e una specie di panino all'olio attipo fatto in casa. E la mia mela. Dai che poteva andare peggio! E poi forse migliorano i miei rapporti con i gestori della trattoria. Ma sulle evoluzioni dei rapporti personali attraverso gli anni vi dirò un'altra volta.
Buon appetito a tutti

lunedì 29 giugno 2009

21°N 119°E


Mi dicevo: dai, su, non lasciamo come ultimo post della crociera questa immagine grigiastra. Non appena arrivo a Catania e mi arrilasso un poco scrivo un ultimo post di saluto un pochino più allegro. Mi dicevo.
Buongiorno a tutti. O meglio buonanotte. Vi scrivo da un luogo che ultimamente sto frequentando con una certa assiduità: il main lab del Langseth. Già, sono tornato a bordo.
A metà giugno (dopo avere festeggiato magicamente il mio compleanno...) mi riarmo di zaino, computer, hd, ipod, "Il giovane Holden", "L'idiota", "Minisemantica", "I racconti dell'Ahlambra" e naturalmente "Marine Mammals and noise", e riparto alla volta di Taiwan. Senza una gran voglia, lo ammetto. Sono ormai due anni che vado e vengo qui e lì per il mondo per imbarcarmi sul traghetto dei pirati. Il lavoro, nonostante tutte le avventure e disavventure che capitano, sembra essere sempre più simile a se stesso. Questa volta lascio "qualcuno in più" a casa e la separazione, nonostante il mio cuore di legno da navigato marinaio, mi è pesata. Più di quanto avessi immaginato. E poi quest'anno le crociere sono molto vicine tra loro. Insomma, di umore un pò grigio parto alla volta di Taiwan. Meno male, come sempre, che c'è Pavia con i suoi pavesi. Un paio di giorni lì e poi via verso Amsterdam-Bangkok-Taipei (inizio ad avere una conoscenza di tutti i posti dove si può fumare negli aeroporti di mezzo mondo) e poi ancora Kaohsiung. Tutto uguale alla volta scorsa. Che sensazione strana. Che sensazione strana la familiarità con posti che si trovano dall'altro lato del mondo. Mi sparo, dunque, queste dodici (?) ore di volo fino a Taipei stretto tra due manzi...i miei vicini di posto. Interminabile volo! Quello a destra, povero, era anche vagamente simpatico; un ragazzone svedese che emanava un olezzo...che so...di aringa affumicata rancida di centoventi chili che suda...ecco, può calzare il paragone... Insomma arrivo a Taipei. qui (cioè lì...a Taipei) ormai so. Autobus fino alla stazione hsr e poi trenino ad alta velocità per Kaohsiung (un'ora e mezza per fare quattrocento chilometri. A Catania ci posso mettere un'ora e mezza per raggiungere la stazione dove aspettare un'oretta un treno che in quattro ore mi porta a Palermo...). Taxi (con note e serie difficoltà di comunicazione...anche se, devo dire, apprezzo sempre più i posti dove non si spiccica una parola di inglese) e arrivo in albergone. Una notte lì e poi, raggiunto dall'agente (...l'agente...questa figura mitica....ve ne parlerò) ed espletate tutte le formalità da dogana portuale eccomi a bordo. A Taiwan è la stagione dei tifoni. E delle blatte. Un caldo umido bestiale. Ma sono arrivato e ho un poco di lavoro da fare prima della partenza. E intanto ecco i soliti rincontri con gli altri "marinai". Rincontri che, specie per qualcuno, sono un piacere. Mi sono beccato anche un rimprovero da Robbie Gunn (uno dei gunner) che mi aveva detto che sarebbe venuto in Sicilia per un paio di giorni, prima della partenza. E infatti è venuto. Solo che quando mi ha chiamato ero in pizzo alla montagna e ho ascoltato il messaggio in segreteria solo qualche giorno dopo. Mi è dispiaciuto. Spero ci sarà occasione per rincontrarsi in un posto che non sia questa nave...Comunque...Iniziano ad arrivare anche gli altri mmos. Ecco lo squadrone: io (il pam..come sempre), Joe (il ragazzo che vive in Alaska...ma come si fa a vivere in Alaska??...ero stato a bordo con lui durante la crociera in Messico l'estate scorsa...bravo e simpatico ragazzo...è il "capo" degli mmos), Brad e, finalmente, John; il caro John che non vedevo da un bel pò e che ho rivisto con grande piacere. Tutti arrivati, dunque. E inizia l'attesa. Dovevamo partire il diciotto (mi pare). Solo che, causa tempesta tropicale imperiosa di nome LINFA, siamo costretti a ritardare la partenza di qualche giorno. E, vi prego, non chiedete per quale motivo si organizzano crociere di un mese in un posto dove c'è la stagione dei tifoni. Vi prego. Insomma si parte. Smollati gli ormeggi prendiamo il largo e caliamo in mare gli airguns e il pamidrofonino e si inizia a sparare. Uè! Uè! ....Bravi lettori attenti che date tante soddisfazioni; sento da qui un coro di voci sbigottite e incredule! Tutti a chiedersi che fine abbia fatto lo streamer sismico da sei chilometri! Tutti a chiederselo. Tranquilli, vi spiego subito: il fatto gli è che mancava un fondamentale pezzo del motore, così siamo dovuti tornare a Kaohsiung dopo una settimanella. Due cose prima di andare avanti. Prima cosa: durante questa settimanella, siccome i geofisici sono bambinoni che non possono resistere senza sparare, siamo stati un poco a zonzo a saparacchiare botti sopra obs (gli affari che stanno sul fondo...devo avere scritto di 'sti cosi da qualche parte...Mi sa che devo iniziare a fare un pò di ordine e dare un poco più di struttura al blog....). Seconda cosa: vi prego, non chiedete per quale motivo si vada in mezzo al mare nella stagione dei tifoni con un motore che necessita di un pezzo fondamentale. Vi prego. Comunque siamo rientrati sani e salvi. A parte un'epidemia di maldimare che fatto decine di vittime...tutti a vomitare a destra e a manca; o, a proposito dell'epidemia...qui, naturalmente, ci sono un mucchio di taiwanesi, tra scienziati e studenti. Appena sono arrivati a bordo e hanno cominciato a montare i loro pc nel main lab, vedo che attaccano ad un montante nel lab un mazzo di sacchettini di plastica...tipo quelli che ci sono nelle salumerie. Bò. Chissà che ci devono fare. Ecco cosa ci dovevano fare. Ci dovevano vomitare dentro. Ma dico io, vattene in cabina. No. stoici fino alla morte. Entravi nel lab e sembrava un ospedale da campo: gente accasciata a destra e sinistra, verdognola in faccia. Ma sul posto di lavoro, cazzo! Con il loro bravo sacchettino accanto (trasparente...che schifo!). Insomma, ancora un paio di giorni in porto e il ventotto giugno alle zeroseizerozero del mattino, con una puntualità davvero fuori del comune, si parte di nuovo. Questa volta davvero.
Me ne sto lì a fumarmi un paio di sigarette mentre, appena salito a bordo il pilota, guardo la passerella che viene tolta e posata al suo posticino. Sto a pensare a quanto sia strano, ogni volta, questo momento in cui perdi il contatto con la terra. Via le cime di ormeggio. Guardo le montarozze di roccia bianca taiwanesi ricoperte da fittissima vegetazione tropicale, soprattutto quella dove sta appollaiato il faro di Kaohsiung, e mi immagino tutti gli occhi che le hanno viste allontanarsi o avvicinarsi. Il pilota zompa agile sulla barchetta che lo raccatta e se ne torna a terra. Passiamo l'ingresso del porto. Siamo di nuovo in mare. Sono di nuovo in mare.
Lo dicevo, un poco questa crociera mi pesa. Penso alle persone a cui voglio bene e che mi vogliono bene. Poi il tempo passa e mi faccio la mia prima notte di turno e alle sei del mattino, sfatto, entro nella mia cabina per andare a dormire. Sono solo perché gli altri sono al lavoro. Mi sistemo le mie cosine e mi arrampico nella mia cuccetta. Sporgo la testa fuori della tendina e dò ancora uno sguardo fuori, dall'oblò. Fuori ci sono solo onde e acqua che scorre verso destra. E orizzonte. La luce è quella del sole d'estate subito dopo l'alba. Sono a mare. Sto facendo il mio lavoro. Lo pago caro tutto questo. Lo pago caro. Poggio la testa sul cuscino. E, forse, sorrido.
Buona notte